giorno 4: Koh Samui


Koh Samui è la seconda isola più grande della Thailandia e, come molte altre mete tropicali, ha vissuto la classica trasformazione da villaggio di pescatori e piantagioni di cocco a destinazione turistica piena di resort di lusso, beach club e mercatini notturni, anche se non mancano angoli più autentici e un po’ più selvaggi.

Così, ci svegliamo presto, raccattiamo le nostre cose e andiamo dritti al porto per prendere una barca. L’attesa diventa subito l’occasione per piantarci in un bar sulla spiaggia, pieno di amache, cuscini dai colori improbabili e poster che sembrano usciti da una rivista di pesca d'altura. Dietro il bancone c’è una signora che, oltre a preparare frullati di frutta pazzeschi, sembra addestrata a vendere qualsiasi cosa: pancake, creme solari, caffè americano e perfino pile a stilo, non si sa mai.

Dopo una colazione fin troppo abbondante, finalmente ci imbarchiamo. Destinazione: Koh Madsum, meglio nota come Pig Island, l’isola dei maiali. E no, non è un soprannome metaforico: qui i maiali ci sono davvero.


Raggiungiamo l'isola dopo circa mezz'ora di navigazione. Appena sbarcati, notiamo subito che, oltre alle classiche spiagge da sogno con sabbia bianca e acqua turchese, l’attrazione principale dell’isola è la colonia di maialini che si aggirano liberamente sulla spiaggia, spesso avvicinandosi ai visitatori in cerca di coccole (o snack).

L'isola non è abitata, c'è solo un bar dove pranzare o bere delle birrette in riva al mare (e dove si concentrano i maialini nelle ore più calde), e questo lo rende il posto ideale per chillare.


È solo ed esclusivamente per sentirci meno pigri che facciamo una passeggiata fino a un punto panoramico e poi a una caletta sull'altro lato dell'isola, che sembra la Laguna delle Sirene di Peter Pan.

Sarebbe bellissimo goderci un aperitivo davanti a un tramonto scenografico sul mare, ma purtroppo il nostro passaggio per il ritorno arriva puntuale.

È tempo di organizzare la serata: ben cotti dal sole, decidiamo di cenare in un mercato notturno pieno di bancarelle imbandite di cibi che non conosciamo, ma ci sembrano invitanti (e lo sono!), ma la parte migliore deve ancora arrivare.


C'è un piccolo palco, dove si sta esibendo una cover band locale. La cantante, con un vestitino nero pieno di spille da balia, è un po' incinta. Sono bravi.

A fine concerto, parte il karaoke. I primi a lanciarsi sono degli inglesi decisamente alticci e molto tatuati. Quando uno di loro sceglie di cantare Zombie dei Cranberries, lo aiutiamo facendogli da coristi. Lì parte davvero la serata, tra canzoni in italiano, Marianna sul palco che sembra Natalia Estrada, e una nostra esibizione di gruppo con un pezzo dei Beatles.

Quando rientriamo, ci portiamo qualche birra nella piscina del residence. Rimaniamo ammollo fino a quando ci diventano le mani palmate.


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