Day 8, Sumba - Timor - Flores



«Lo sapevi che la Garuda è una compagnia aerea in lista nera?»
«Tutte le compagnie aeree indonesiane sono in lista nera»

Mi sento come se avessi dormito solo cinque minuti. Non ci penso. L'Inter ha vinto tre a uno con la roma, mentre dormivo. Scendo le scale con lo zainone in spalla, sul tavolo ci sono ancora i piatti della sera prima. Andrea s'incazza con il receptionist indonesiano che non ha fatto preparare la colazione per le cinque, lui ride e dice che la colazione è dalle sei in poi. Andrea si gonfia come un cinghiale pronto a caricare e va a seminare il panico in cucina. In mezz'ora arrivano circa tre fette di pane. Decido di andare a fotografare l'alba. La colazione è pronta lo stesso per le sei e noi partiamo un'ora dopo.

All'aeroporto di Sumba, grande più o meno come un ampio quadrilocale, decidono che il nostro bagaglio da stiva dovrebbe pesare 10 kg. Nessuno ha un bagaglio che pesa solo 10 kg, quello di Luca ne pesa la bellezza di 24. Ma in Asia tutto è possibile, se paghi una giusta somma di denaro.
Facciamo scalo a Timor per cinque ore, e siccome in aeroporto non c'è spazio dove stare, compriamo qualcosa al supermercato e bivacchiamo con tutti i nostri bagagli lì sul marciapiede, tra cruciverba e mazzi di carte, biscotti roma e Pringles, Pepsi e lattine di Nescafé freddo.
Timor non è esattamente ben frequentata, considerato che ci ha avvicinato un tipo con una svastica tatuata sul braccio, di cui tra l'altro andava molto fiero.

A Flores ci appoggiamo per una notte a un alberghetto arroccato, tutto scalini. Tempo di metterci il costume e cercare un passaggio, e andiamo al mare. Anche se è già tardo pomeriggio e il sole tramonta presto. Ci sono dei colori pazzeschi, e il nostro passaggio è un pick up su cui ci tringiamo in nove. Improvvisiamo un aperitivo sulla spiaggetta di una laguna, e tutto sommato pazienza se vengono a prenderci in ritardo di mezz'ora. Tanto le mie compagne di stanza, che sono rimaste a fare il bucato, hanno lavato anche due miei costumi.

Quando torno all'una con il rullino pieno di foto del mercato del pesce, la doccia da fare e il bagaglio ridotto per la barca ancora da preparare, ovviamente salta la corrente. Faccio la doccia a lume di cellulare, tanto all'acqua fredda mi sono abituata. Mi metto le mutande e la torcia frontale sulla testa e fisso lo zaino aperto e tutta la mia roba sparsa sul letto.
Elena, detta Lady D, anni 24, guarda me, anni 29, lì impalata in mutande e lucina da minatore, e dice:

«Se resti lì così a guardarlo e non fai niente, di certo non si prepara da solo»

E io che potevo dirle?


Silvia Cannas Simontacchi

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