Day 10, Komodo National Park


Prima di partire, mio zio, che a tempo perso fa lo skipper, mi aveva chiesto quando avrei passato quei quattro giorni e quelle tre notti in barca a Komodo. Gli avevo risposto che sarebbe stato a circa metà del viaggio.
«Insomma» aveva detto, «Di solito, in barca, con gli spazi ristretti e poca acqua dolce, tutti gli attriti vengono fuori amplificati. Vedo spesso che le persone litigano forte. A metà viaggio poi c'è già abbastanza confidenza per farlo».
A questo pensavo, quando quella mattina siamo andati a fare un po' di cambusa in un supermercato del porto.

Ma poi mi sono detta: cosa può succedere di brutto, quando compri diversi barattoli di Nutella e burro di noccioline, e ben otto casse di Bintang?

Mentre gli altri nuotavano, io e Ric, i debosciati del gruppo, siamo rimasti un po' a dormire a prua, per scendere con calma e con solo le pinne. A riva ci siamo sdraiati sulla sabbia senza dire quasi niente, con una noce di cocco che un indonesiano ci aveva aperto con il machete.
E io mi dicevo che eravamo già a metà viaggio ed era tutto così bello. Quanto sarebbe stato difficile l'anno prossimo fare di meglio?
Poi però mi sono anche detta che era troppo presto per prendersi a male con questi discorsi.

Non mi importava nemmeno più di dovermi lavare via il sapone biologico in un minuto e mezzo sotto il doccino per ripulirmi alla sera.
Ci stava, era ok, qual era il problema?

Mentre risalivo da sotto coperta con addosso dei vestiti asciutti, il tramonto è arrivato come una pezza in faccia. E il cielo arancione e blu era pieno di pipistrelli.
A frotte, per più di mezz'ora, che si svegliavano e si alzavano in volo da un'isoletta lì di fronte, sbattendo le ali da gargoyle. Non avrei mai pensato che fossero così tanti. E così

«CAZZO, MA È BELLISSIMO!»
«Silvia. Io stavo facendo un video. Ero appena riuscito a far stare zitti tutti»

Naturalmente, alle 22 eravamo tutti stanchi morti.
Siccome in cabina non c'erano letti per tutti, alcuni di noi avrebbero dovuto dormire sul ponte. E io mi sono offerta volontaria, perché questa cosa proprio non me la potevo perdere.
Abbiamo ammucchiato in modo improbabile coperte e materassini e sacchi a pelo sulle assi di legno azzurro della prua, continuando a ridere perché eravamo scomodi e contenti.
Con tutte le luci della barca spente, il cielo era così pieno di stelle che quasi non c'era spazio libero. Il mare luccicava. Avevo visto il plancton luminescente nei documentari, e sempre desiderato di vederlo dal vivo.
Era come essermi imbarcata con Steve Zissou.


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