Siamo morti insieme


Piove da otto giorni, e io faccio di tutto per non aprire l'ombrello, anche se da quando domenica ho preso freddo e acqua a secchi allo stadio a vedere il derby né la mia giacca né le mie ossa si sono ancora asciugate bene.
Mi tiro su il cappuccio, e penso a cosa darei per un raggio di sole che mi scaldi la schiena.
Lunedì ho deciso di andare a correre, e quando ho finito mi sentivo le lame nei polmoni.
Un colpo di tosse come quando scuoti un cassetto pieno di coltelli.
Ma ne avevo bisogno di testa, capito?
Come, tipo, avrei bisogno di dormire.
E magari di smettere di cantare la canzone di Coez che sto cantando dalle otto di sera, e non ne esco nemmeno se mi sparo un colpo in testa.
Non è che stia male, sai, è che pensavo che un anno fa ero schifosamente felice.
Domani è un'altro giorno, e pioverà forte fin dal mattino, però dovrebbe uscire un mio pezzo sull'Uganda, e magari riprovo ad andare a correre.

«Cosa dici, Silvia, il derby veniamo a vederlo anche al ritorno?»
«Sì, dai»

0 commenti:

Post a Comment