Pet Sematary


«Tienimi sempre a mente, dottor Creed. Ero vivo, poi ero morto e ora sono vivo di nuovo. Ho fatto il circuito completo e ora sono qui per dirti che dall'aldilà si torna con la valvola delle fusa bruciata e con il gusto della caccia; sono qui per dirti che un uomo coltiva quello che può e ne ha cura. Non dimenticarlo, dottor Creed, faccio parte di quello che cresce nel tuo cuore, ora; c'è tua moglie, tua figlia, tuo figlio... e io. Ricorda il segreto e abbi cura del tuo giardino»

Ci avete mai pensato a quanto sarebbe terrificante se gli zombie di The Walking Dead parlassero? Ci pensate alle cose che potrebbero dire?
Pet Sematary è un libro bellissimo e terribile, da cui è stato tratto un film del 1989 che non vedrò mai.
La cosa che fa più paura non sono le scene horror o i dettagli splatter: puoi leggere di cervelli che colano da crani rotti inzuppando la moquette di sangue e muco, e dire: «Ok, ci posso stare», intanto ti sale come una nausea. Poi  a un certo punto ti investe un'ondata di orrore inaspettata e insostenibile, scatenata da un particolare apparentemente ordinario.
Da buttare il libro per terra e scappare via dalla stanza.
Poi arrivi agli ultimi tre capitoli, che sono un vero incubo.
Davvero la morte è la cosa peggiore che può capitare?
L'altra notte, dopo aver finito di leggere, mi sono svegliata convinta che qualcuno mi avesse parlato in un orecchio.



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