Las Vegas, day 8


Passare due giorni e due notti qui è stata una delle esperienze più strane che mi siano capitate.
Las Vegas è veramente il Paese dei Balocchi dei grandi.
Gli Hotel - Casinò sono una gara a chi la spara più grossa, alla pacchianata più grande.
L'Encore è il più nuovo e il più chic, luminosissimo. Il Flamingo il più vecchio e malinconico. Il Bellagio il più famoso. Il Caesar Palace il più mediatico. Il Venetian sicuramente il più pacchiano.
Las Vegas è esattamente come la vedi nei film e in CSI, però ancora di più. E quando ci sei, rimani con gli occhi talmente spalancati che potrebbero caderti dalle orbite.
Sulla Strip incontri chiunque, da comitive di coreani a uomini barbuti col tacco quindici, ciccioni di duecento chili o ballerine vestite da carnevale di Rio.
Gli autoctoni li riconosci subito dal pallore  sbattuto, anche gli ispanici e gli afroamericani hanno quella sfumatura grigiastra di chi non vede mai il sole.
Nei casinò potrebbero essere le nove di sera come le dieci di mattina o le tre di notte.
La gente gioca a poker con gli occhiali da sole. I casi umani alle slot machine, con le sigarette alla mano e gli slushie alla caffeina nell'altra, con bastoni, flebo, sondini e carrozzelle.
Las Vegas è sempre uguale a se stessa, come il Festival di Sanremo.
Las Vegas è come una gigantesca sbornia.

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