Honolulu, day 20


Proprio mentre sto per andare via, mentre bevo il solito caffè americano, ecco Hotel California in filodiffusione.
Lasciamo la macchina zarrogante in aeroporto, ancora tutta sporca di terra rossa della Monument Valley. Mi ci ero affezionata, alla fine.
Dopo tutti quei giorni, i pisolini sui suoi sedili in pelle umana e cinquemila cinquecento chilometri di strada americana. Mi mancheranno tanto i bassi del suo impianto Bose.
Dopo aver visto tanta America dal finestrino, è strano essere in aereo e vedere solo azzurro.
Sei ore di volo, altre tre di fuso orario. Dodici di differenza rispetto a casa.
Il primo impatto con Honolulu non è esattamente come l'avevo immaginato.
Sono sfatta dal viaggio, e mi sembra solo un'altra caotica città con alberghi alti trenta piani. Una cosa mezza americana e mezza giapponese.
Il tramonto a Waikiki mi addolcisce un po', ma le coppie brutte in viaggio di nozze mi rendono un po' triste.
Vorrei saper surfare veramente, invece di stare vicino a riva e sentirmi goffa.
Vado a letto senza mangiare.

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