Tararì Tararà


Grattacieli si prendono il cielo della mia città (Tararì tararà)
E le stelle sono nei coperti da un dito di fard (Tararì tararà)
Sono stati due mesi strani. Sono passati veloci e lenti come il sonno disturbato e pieno di sogni dei viaggi di ritorno in aereo a lungo raggio.
È facile avere un bel profilo Instagram d'estate, quando cambia la stagione è tutto un altro paio di maniche. Ed è così un po' per tutto.
Ultimamente sono così stanca che mi addormento ogni volta che mi metto orizzontale, eppure ho delle occhiaie profonde come pozzi.
Ci sono stati dei tramonti bellissimi e rossi, per il sole autunnale o per i boschi del Sacro Monte che bruciavano. Ho frequentato moltissimo i cimiteri, trovo che vengano bene in foto.
A Venezia l'aria era limpida e pungente, e io (come sempre) mi sentivo felice già solo per il fatto di essere lì.
Poi i tetti, il neon, le luci gialle della sera. Il mio acquaio con le tazzine di caffè e i bicchieri da amaro, che mi sono bevuta io anche il suo.
E quella panchina in Buonarroti alle due di notte, quando stavamo recensendo i nostri nasi. Facevamo due nasi importanti e due rotti più volte.

Questa cosa, proprio non pensavo potesse esistere. Non in questa stagione, in questo emisfero, in questo fuso orario. E invece adesso la difendo.

Ti ho promesso che questo weekend ti portavo al Momart (Tararì tararà)
Mentre invece ci siamo ubriacati ed andiamo a zig zag (Tararì tararà)

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