Day 7, Sumba


Inizio a credere che a casa mi sembrerà molto strano che la gente non mi fermi ogni venti metri per chiedermi un selfie.
È bello così, con i ragazzini che ti si mettono in posa vicino con le dita a V, senza doverti nascondere i soldi sotto i vestiti e la paranoia perenne che ti rubino qualcosa.

E menomale, perché la cucitura superiore del mio zainetto Invicta ha ceduto e adesso c'è uno squarcio abbastanza grande per farci passare il cellulare senza aprire e chiudere la cerniera.

È bello che ci mettiamo la protezione solare sulla schiena a vicenda in piedi sul pullman.
È bello che «Ieri avevi la maglietta dei Nirvana, oggi dei Metallica. Poi cosa mi tiri fuori?», e anche «Davvero ti piacciono i Linkin Park? Adesso mettiamo Meteora e ce lo ascoltiamo tutto».
L'abbiamo anche cantato.
E finalmente, stavolta, Niccolò e Simone al tramonto sono riusciti ad accendere un falò.

«Com'è il posto dove dormiamo stasera? C'è almeno l'acqua calda?»
«Fidati, è bello»

E lo è davvero. Dopo ore di buio e sterrato, che non si sa nemmeno come facesse l'autista a sapere dove andare. C'era l'acqua calda, era un resort, una cattedrale nel deserto.
Abbiamo urlato "Grazie Andrea", "Lusso" e "Si sboccia povery" per cinque minuti buoni.
Credo di essere rimasta sotto la doccia per trenta. Quello che è certo è che ho allagato il bagno.

«Sì, ma domani pronti alle cinque con gli zaini chiusi da imbarcare»
«Cosa? Ma io ho tirato fuori tutto!»

Faceva ridere, perché lo abbiamo detto in coro io e Riccardo, con lo stesso tono.
È finita che ho dormito circa due ore e un quarto, però quel letto era davvero comodo.

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