Lucifero


Incombeva l'ora meno propizia della giornata. Il nitore delle prime luci del mattino aveva ceduto all'iridescenza dello zenit, micidiale per occhi chiari e spiriti in subbuglio.
 Negli ultimi giorni l'aria si è scaldata, seccando irrimediabilmente i denti di leone che avevo sul balcone. Sono sopravvissuti solo i ficus e le spezie, verdissimi. Ieri mi è quasi sembrato di vederli ridere.
Alla fine è arrivato agosto, come tutte le cose che sembrano lontanissime ma poi non lo sono così tanto. Io non dormo e mangio male, giro per le corsie dei supermercati in stato confusionale, e la notte guardo una puntata dopo l'altra di serie TV, come facevo ai tempi dell'università.
Ho tirato fuori lo zainone da 100 litri e le scarpe da trekking. Domenica parto già.
Non c'è niente di meglio che sparire per tre settimane in un arcipelago abitato dai pirati e dai varani di Komodo, dove il cellulare non prende. Specialmente quando non sai bene in che casini ti stai infilando, qui nel mondo civilizzato.
(Potrei come non potrei aver scritto questa cosa, pensando a una certa lingua)
Se ne parla a settembre.
E pazienza se fa un caldo micidiale, è comunque molto meglio del grigio di gennaio, quando credevo che sarei morta e avrei pagato per un raggio di sole che mi scaldasse la schiena.

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