Day 16, Back Home


Così, dopo 16 giorni e un totale di 2420 km percorsi, si torna a casa.

Abdul ci lascia nel parcheggio dell'aeroporto di Entebbe, dove era venuto a prenderci col suo sorriso a mezzaluna e gli incisivi staccati.
Prima di andare, ce lo abbracciamo tutto.

L'aeroporto di Entebbe è semplicemente un casino. Fa un caldo insopportabile, e qualcuno ha messo dei Pinguino Delonghi random a qualche angolo, che sparano aria fredda al massimo contro le persone in coda. Perché è un continuo incasellarsi in lunghe code.
Ci sono continui controlli, ma tutti un po' sommari. Il personale si muove lentissimo e scazzato, come a rallentatore.
Alle quattro riusciamo appena in tempo a imbarcarci.

Per qualche motivo, sono seduta lontana dagli altri, tra due ugandesi. Chiudo gli occhi, ma non dormo. In quelle sei ore, finisco Cavie. Ascolto un po' di musica. Ok, forse un po' dormo, ma poco. Quando mi alzo un attimo in piedi per sgranchirmi, cerco le nuche degli altri. Manuel è sveglio e ammicca.

L'aeroporto di Istanbul è incasinato e pieno di ogni genere di persone, proprio come all'andata, solo che noi siamo meno lucidi. Il caffè fa sempre schifo uguale, però è pur sempre caffè.

I primi da salutare sono i due veneti, che hanno il volo quasi subito.
Poi se ne vanno i romani. Abbraccioni, e a presto, e quelle cose lì.
Li odio, gli adii.
Pure gli arrivederci però non scherzano.

Noi aspettiamo sei ore. Dopo aver salutato tutti, mangiato schifezze e vagato come zombie nei negozi, ci accampiamo in una sala d'attesa.
Sono così stanca che parlo lentamente e a voce bassissima.

"Non mi andava, ma arrivati a questo punto ho voglia di arrivare a casa"

In aereo sono seduta tra un ragazzo turco bellissimo, che mi chiede de raccontargli com'è l'Uganda, e uno che avrà una decina d'anni più di me, rosso di capelli, grosso con un armadio e con i pantaloni cargo e una camicia khaki. Viene da un viaggio in Nepal con un altro gruppo di Avventure nel Mondo.
Tutto sommato, mi hanno assegnato il posto giusto.

In Malpensa, dopo aver saltellato e schiamazzato ogni volta che sul nastro appariva un nostro bagaglio, ci guardiamo un attimo in silenzio.
È il momento che ci salutiamo anche noi cinque.

"Sì, però una cosa veloce, eh. Che tanto ci vediamo presto"

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