Day 14, Lake Mburo via Mbarara


(A colazione avevamo mangiato pancake al cioccolato con sopra banana a fettine. Quello era veramente il lodge migliore di tutta l'Uganda)

"Come mai oggi non parli?"
"Sono pensieroso. Sto pensando a come evadere l'IVA"
"Oh beh"
"È un pensiero come un altro"

C'è aria di Summertime Sadness, anche se in questi 250 chilometri di trasferimento facciamo mettere sull'autoradio di Abdul i grandi successi di Gigi D'Agostino. Abdul, che quando lo incrocio ci diamo il cinque.
Qualcuno ogni tanto butta lì qualcosa sulla Vita Vera che ci aspetta, a casa o in ufficio.

Più o meno per l'ora di pranzo, ci fermiamo in una città grande e colorata, piena di gente in giro a piedi, donne impettite che portano cose strane caricate sulla testa o motorette cariche di assurdità. Ho visto passare addirittura uno con una bara legata dietro.
La città si chiama Mbarara, e ogni volta che qualcuno la nomina io mi metto a ridere.
In un bar di Mbarara (volevo troppo scrivere "in un bar di Mbarara") ordino una bottiglia d'acqua fresca, frizzante. Quando la normalità è bere acqua naturale calda, l'acqua fredda e gasata è uno sfizio migliore della Coca, quasi anche della birra.

Nel pomeriggio arriviamo sul lago e vediamo le prime zebre. Sembrano pony in pigiama.
Ci fermiamo a fotografare una mandria di zebù, ed ecco che da non si sa dove arrivano un centinaio di bambini che ci chiamano Mzungu. Manine dappertutto, che cercano di aprirci i finestrini. Sembra quasi una scena di The Walking Dead.

Neanche il giro in barca sul lago va liscio come dovrebbe. La prima delle due barche imbarca acqua, l'altra si ingolfa in mezzo al lago e rimane in panne con sopra metà gruppo, e viene rimorchiata da quella rotta. Si fa tardi, ma noi che cerchiamo di fotografare gli ippopotami che sbadigliano non ci facciamo caso.

Quando arriviamo al campeggio, è completamente buio. Scopriamo lì che è incustodito, non ci sono bagni, non c'è acqua corrente, non c'è elettricità, e soprattutto ci sono due tende in meno.
Quattro di noi dovranno essere portati in van a dormire in due stamberghe in muratura.
Siamo stanchi, sporchi, affamati, e finiamo per sbroccare.
Però la nostra cena è a lume di candela in un posto pazzesco in mezzo alla savana, e la carne di capra non è poi così terribile. Le tende, illuminate da fuori dalle lampade al cherosene e dal fuoco che abbiamo acceso non sembrano poi tanto male.

"Vado a fare la pipì nel bush. Spero che non mi colga un ranger con le braghe calate e mi faccia pure la multa"
"Attenta che ci sono le iene"
"Ma magari, diamo un senso alla serata!"
"Portati un bastone"
"E, in caso di iene, cosa ci faccio?"
"Beh... Al limite chiama, che facciamo le foto"

Niente iene, alla fine. Peccato.



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