Day 12, Bwindi Impenetrable


Alla fine il momento che tutti aspettavamo e di cui nessuno parlava troppo è arrivato.
Io avevo gli strascichi di una combo micidiale di asma allergica e bronchite (perché le docce fredde mi avevano proprio temprata), e a ogni colpo di tosse avevo il terrore che non mi facessero fare il trek.

"Io sono medico, garantisco io per te. Se domani mattina non va meglio, ti do uno Zerinol e facciamo finta di niente"

Al mattino alle sei, i monti Virunga sono incappucciati di nebbia, proprio come nel film.

Ogni giorno, non più di quaranta persone possono vedere i gorilla. All'alba un gruppo di battitori parte per trovare le famiglie abbastanza abituate a vedere gente. Poi ci dividono in gruppi da otto, si fa un briefing (l'Uganda è il paese dei briefing, si fanno briefing per qualsiasi cosa), ti danno in mano un bastone che presto sarai molto contento di avere, e si parte.

Si cammina finché non si trovano i gorilla. Molti mollano il colpo. Noi siamo stati molto fortunati, perché siamo riusciti a trovarli dopo due ore e un quarto, altri gruppi ce ne hanno messe più di quattro.
In testa e in coda al gruppo ci sono due guardie armate di fucile, per spaventare i bufali o gli elefanti solitari e aggressivi che si potrebbero incontrare. Poi c'è un ranger con un machete e uno walkie talkie, con cui si tiene in contatto con i battitori.

Mentre si sale per i sentieri, ripidissimi, bisogna stare attenti a non pungersi con le spine, a evitare i formicai, a non cadere in una scarpata e a non scivolare sul verde che ricopre il terreno.
A un certo punto, il ranger ti dice che tra quaranta minuti vedrai i gorilla, e si lascia il sentiero e ci si apre la strada in fila indiana con il machete.

Poi ti ferma di nuovo e ti dice di bere, perché tra dieci minuti si incontreranno i gorilla e non si potrà rovistare nello zaino. Tu intanto ripassi mentalmente i consigli ansiogeni del briefing, tipo MAI GUARDARE NEGLI OCCHI IL SILVERBACK!!11!1

Poi, un colpo di machete e li vedi.
E ti viene quasi da piangere, mentre li guardi.
E io non sono una persona particolarmente sentimentale.

Era pazzesco come le mani e gli occhi fossero simili ai nostri.

Al ritorno, il trek è sembrato molto più lungo, e nessuno ha parlato granché.

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