Terminal 2


«Se il film con Tom Hanks lo avessero girato qui, sarebbe durato dieci minuti»

Sono diventata bravissima a riempire un borsone di cose e a passare i controlli in scioltezza. Adesso ho tutto, posso perfino truccarmi come si deve. Mi sono addirittura comprata una crema per camuffare la sveglia alle quattro del mattino. Perché si sa, l'unica gioia di questa faccenda è fare tre colazioni. Due in aeroporto e una a Barcellona, davanti alla fiera.

Viaggiare mi piace anche se sto lavorando. Anche con un po' di influenza. Ci siamo cambiati nel bagno del bar in cui abbiamo fatto colazione e ci siamo messi i prototipi dei nostri capi. Poi è cominciata la corsa da un appuntamento all'altro, il valzer di caffè nei bicchieri di carta, la cinghia della borsa che mi segava la spalla, Snapchat, la zona fumatori, i gadget arraffati, il vino tinto, il tramonto a Barceloneta, la cucina con tutti i fuochi accesi e almeno una quindicina di cuochi isterici del Caracoles, le corse in taxi e ancora tutto da capo.

L'aereo del ritorno ha fatto quasi due ore e mezza di ritardo, con noi sopra. La gente si alzava in piedi, si metteva la giacca, si toglieva la giacca, dava i numeri. Io ero così stanca che ridevo e basta, e dicevo cose senza senso per intrattenermi. Al decollo mi sono commossa. All'atterraggio pure. Per non parlare della doccia calda alle due di notte e delle lenzuola pulite.
Il mattino dopo, di nuovo in ufficio.



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