La resurrezione della carne


«Silvia, allora auguri»
«Eh?»
«Di Pasqua»
«Ah, già»

 il pomeriggio libero è spaesante. Di fare le faccende di casa non ne ho voglia, anche se ce ne sarebbe bisogno. Devo anche evitare di lavorare lo stesso. Non ce la faccio a stare seduta davanti a un computer.
Sono di umore strano. Prima mi sono messa a twerkare contro il mobile della cucina. Poi mi sono venute in mente le frasi un po' moraliste su come dovrei stare, quello che non dovrei fare e le persone che non dovrei vedere per il mio bene. Mi sono innervosita.
Ho preso i due portafoto sul mobile del soggiorno e ci ho messo due polaroid dove sorrido insieme ad altre persone. Non hanno senso, in quelle cornici, ma non fa niente. Al momento, le uniche foto che mi va di vedere in casa mia sono quelle lì, con quelle persone lì. E magari altre due che non ho mai scattato davvero.
Faccio un passo indietro. Inclino la testa, mi infilo le mani nelle tasche posteriori dei jeans e mi afferro le chiappe. È sempre rassicurante.
Magari mi tolgo il reggiseno e mi metto a leggere a pancia in giù sul letto. Magari dormo anche un po'.


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