Piombo


Una volta, un sacco di tempo fa in effetti, un regista torinese mi ha raccontato la scena del suo primo spettacolo, in pieni Anni di Piombo.

Un ragazzo grosso come un armadio prendeva a sprangate una macchina, prima facendo saltare tutti i finestrini, e poi ancora e ancora. Alla fine la cospargeva di benzina e appiccava il fuoco, e la macchina brillava nel buio di fiamme arancioni e altissime, con in sottofondo un pezzo di musica classica che proprio non ricordo.

L'aveva scritta per il ragazzo grosso come un armadio, questa cosa. Un suo amico con tanta rabbia di vivere che rischiava come niente di finire nelle Brigate Rosse. Così poteva sfogarsi sfasciando una macchina e dandole fuoco.

Questa storia mi era piaciuta così tanto che alla fine ero riuscita a trovare su YouTube una ripresa tutta sgranata. Mi è piaciuta ancora di più.
Ogni tanto ci ripenso.
In questi giorni, che ho addosso una rabbia di vivere da avere ancora sedici anni anche se ne ho quasi ventotto, ci penso spesso.

Magari domani metto i Doc Martens, anche se sono tra le scarpe più scomode che esistano.
Perché non mi sono mai sentita così tanto sedici anni, nemmeno quando li avevo davvero, e forse è imbarazzante ma pazienza. L'unico modo di gestire qualsiasi cosa mi sembra appiccandole il fuoco.
Anzi, ne ho proprio una gran voglia.

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