2016


L'anno è finito e ricominciato a Venezia, senza strappi.
Sono stati giorni limpidissimi, di freddo pungente. Proprio non ce l'ho fatta a dispiacermi per il global warming.
Proprio non ce l'ho fatta a dispiacermi di niente, in una casa di dodici stanze a Dorsoduro, piena di libri e di specchi un po' ossidati, in questi ultimi giorni in cui ho avuto tutto.
Non sono abituata ad avere le cose.
Così adesso non sono capace di scegliere, bionda ed egoista come sono.
Il mio 31 dicembre è stato il mercato con le teste di pesce, i gabbiani, i veneziani elegantissimi e le bestemmie. La libreria Acqua Alta, con i librai impresentabili, il gatto nero ciccione che mi si strusciava contro e il maleficio di tutti quei libri affacciati sulla Laguna. I neon di Mario Merz e il tramonto rosa quarzo sul molo del Guggenheim.
Il mio 1 gennaio è stato l'Arsenale con i panni stesi e il vin brûlé sul mio pontile preferito, dietro al mercato di Rialto, mentre passavano i vaporetti e si accendevano le luci aranciate.
Non ho fatto buoni propositi, sono troppo volubile, e già non sono capace di mantenere quello di stare al cento per cento in un posto, con la testa lì dove sono i piedi.
Pazienza.

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