Guida Bionda al Trasloco di Uffici


Siamo stabili nel nuovo ufficio da un mese e le cose vanno abbastanza bene, sorvolando sul postino che continua a recapitarci con ostinazione la posta del geometra e le grosse somme di denaro che spendiamo giorno dopo giorno nell'Irish Pub sotto. Si può dire che abbiamo ufficialmente finito il trasloco. E anche con un discreto successo.
Se siamo riusciti a farcela noi da soli, due stronzi e pure biondi, può farcela chiunque.

GLI SPAZI

Noi, gli spazi li abbia ereditati. Quindi abbiamo dovuto trasformare un polverosissimo studi di architettura fermo agli anni '70-'80 in un posto dove si fa roba #troppamoda. Le cose che mi sono piaciute subito sono state i locali enormi, il corridoio in cui si potrebbe andare in skateboard, le finestre da cui entra tantissima luce e soprattutto le due poltrone di pelle nera da boss della malavita.
Le cose che mi sono piaciute di meno sono state le tre dita di polvere su tutte le superfici e tutta la roba di cui avremmo dovuto disfarci per fare spazio alla nostra.

I MEZZI

Nell'immaginario comune, i traslochi si fanno con i camion a noleggio a 19 dollari l'ora, pensando più in piccolo con un bel fiorino bianco di quelli sempre sporchissimi, che fanno i 180 nella corsia in mezzo della Milano-Varese e hanno "lavami" scritto a ditate. Però noi siamo due stronzi, pure biondi, e il trasloco lo abbiamo fatto con una Smart nera e una Giulietta bianca. È stato divertentissimo quando ho caricato due Mac e una serie di pezze e di libri sulla Smart, avvolgendo i Mac nelle lane di Loro Piana. È stato divertente soprattutto prendere una serie di cinque rotonde.

LO SGOMBERO

Avevamo iniziato bene, controllando cosa fossero le carte prima di buttarle. Abbiamo finito tagliando i cavi dei vecchi computer con le forbici da elettricista. Abbiamo fatto diversi viaggi su e giù dalle scale, perdendo viti e pezzi di plastica, riempiti enormi sacchi viola bitorzoluti da cui sporgevano pezzi di ferro che bucavano la plastica. Con uno mi sono quasi perforata lo sterno. Ci siamo spaccati le braccia ma abbiamo riso un sacco. Bisogna goderseli, certi momenti di luddismo. Alla fine sei stanco morto, con le mani nere e la maglietta piena di rigacce, ma sei pulito dentro.
Per diversi giorni abbiamo spostato mobili come fanno nelle commedie americane, e io mi sono portata avanti e indietro una cassetta degli attrezzi. Molto Flashdance.

LA DISCARICA

La parte in assoluto più divertente è quella in cui si carica tutto su una macchina (nel nostro caso, una Giulietta) e si va in discarica. È tipo Mad Max, una cosa ai limiti della realtà e della legalità. Ci siamo arrivati con il baule colmo, il lunotto murato e una enorme fotocopiatrice industriale buttata sui sedili dietro, ribaltati. A nessuno è fregato niente che stessimo lasciando lì roba tecnologica obsoleta e insmaltibile. Mettersi a lanciare pezzi di computer e tastiere gridando "STICAZZI" è stata una delle cose più memorabili dell'anno. Sarebbe stato bello avere una doppietta e fare tipo tiro al piattello.

LE GITE ALL'IKEA

O, nella versione più poraccia della storia, al Conforama. Siamo passati da acquisti di vitale importanza tipo la macchinetta per le cialde, a due macchine da cucire. Da un carissimo manichino sartoriale parigino a sindacare sul colore della carta igienica. Le persone che ci vedevano non capivano dove volessimo andare a parare, mentre i nostri dialoghi contenevano frasi come: «Il ferro da stiro rosa costa 90 euro, col cazzo che te lo compro», «Quanto è sfranta questa piantina?» «Te la regalo per Natale», «Gli appendini a forma di cuore te li puoi scordare», «Silvia, cosa fai, metti giù quell'asse da stiro fuxia, sei diventata matta?» «E vabbè, ma questo costa meno».

Insomma, alla fine tutto bene, abbiamo ufficialmente finito il trasloco.
Anche se mercoledì mi hanno cercato una chiave del 13 e si aspettavano che me la togliessi da una tasca dei jeans. Il fatto che fossi l'unica donna in ufficio, totalmente ininfluente. 




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