Reperti


L'ho mai detto che adoro i musei? Anche se alle sette di domenica mattina non mi bisogna proprio parlare, e neanche avvicinarsi. Specialmente perché ci sono altissime possibilità che abbia dormito meno di tre ore.
Comunque, le sette di domenica mattina esistono anche se le prendi dall'altro lato della nottata.
Torino era gelida e grigia, ma interessante. Soprattutto per i caffè.
Ad accompagnarci dentro il Museo Egizio è stato un egittologo cagionevole e serissimo, che ci odiava tutti ma non riusciva a starmi antipatico. Io e mia sorella ci divertivamo a fargli delle domande, soprattutto per vedere la sua faccia scocciata.

«Queste mummie sono di tre ragazze, tre sorelle. La cosa strana sono i loro nomi: Gattina, Topina e Buon Anno...»
«Dai, ma tipo le Kardashian!»

In ogni statua di faraone ci vedevo la faccia di Pharrell. Sono stata più bionda del solito, ed è stato divertente.
Io e mia sorella, alla fine, volevamo fare un selfie con l'egittologo.

«Assolutamente no. Fotografate i reperti, io non sono un reperto»

Per il freddo, mi si sono riempite le mani di taglietti piccoli ma profondi, ma ho mangiato un budino alla zucca con l'Amaretto che sembrava cucinato dagli elfi domestici di Hogwarts e quindi tutto bene.
Di Torino mi sono piaciuti soprattutto l'aria snob, le ringhiere dei balconi e i portici bui.
Avevo la memoria piena del cellulare perché non mi decido mai a comprare una SD, così sono riuscita a fare solo una foto. Didascalia: SU LE MANI TORINO.
Insomma, tocca tornare.


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