Post Neo Barocco


Ottobre. Il vento e i capelli che mi finiscono in bocca. Venezia, se possibile, mi sembra ancora più bella di due anni fa.
Una cosa a cui non mi abituerò mai è il fatto che il treno alla stazione di Santa Lucia ci arriva dal mare. Se stai leggendo, te ne accorgi perché dai finestrini entra tantissima luce. Già così sono felicissima.
Penso che aspettavo da due anni di tornare, e sono tornata. Non sarebbe bello essere sempre così felici di essere nel posto in cui si è?
L'Arsenale è uno dei miei posti preferiti, con le vetrine disordinate e i bar sgarruppati, la minuscola Coop in cui si passa strettissimi tra gli scaffali, il bucato steso e la sede di Rifondazione Comunista sez. 7 Martiri dove alla domenica i vecchietti giocano a canasta.
Ai Giardini della Biennale mi accorgo sempre che è autunno. Se ti siedi sulle panchine, butti indietro la testa e guardi in su, vedi solo i rami e Venezia è solo la punta di un campanile storto.
È stata una Biennale cupa, quest'anno. Con motoseghe che pendono dal soffitto, neon, rottami, stanze piene d'acqua e alberi bruciati che mi ricordavano l'odore che aveva l'aria in Yosemite.
Si riesce ancora a stare seduti all'aperto a bere spritz, ma con addosso una sciarpa pesante. È carino.
Quando fa buio, tutti i turisti spariscono e restano solo i veneziani a parlare ad alta voce sotto i portici con i calici di vino in mano. Venezia giovane, sciatta, allegra e sbevazzona.
Alle nove della domenica mattina gli uomini sono già pieni di grappa. Mentre sciolgono gli ormeggi cantano, non l'opera lirica come credono i turisti, ma cose ben più volgari.
C'è un accenno di acqua alta, ma è una cosa da niente.


1 commenti:

Post a Comment