Guida Bionda per Italiani in Vacanza


Per quanto sia convinta che l'Italia sia un paese bellissimo e pieno di poesia, ho ben chiaro anche che non vivo nel migliore dei paesi possibili.
Per quanto sia felice che in Italia non si possa scavare un tunnel della metropolitana senza trovare reperti archeologici di valore inestimabile, e per quanto recentemente mi sia divertita a trollare un parco archeologico portoghese («Non scrivono le didascalie perché non sanno cos'hanno trovato?», «Potevano almeno mettere delle capre per vivacizzare un po'», «Hanno fatto un parco archeologico con quello che i nostri archeologi buttano via»), so bene che l'Italia ha anche tanti difetti. E che, di solito, questi difetti se ne vanno in giro per il mondo con le sembianze di turisti.
Da Alberto Sordi a Carlo Verdone, fino a Jerry Calà: il cliché dell'italiano in vacanza non è proprio lusinghiero.
Avrai notato che, quando ti riconoscono subito come italiano, o ti vogliono fregare o fanno battute sui mandolini o sulle lupare. Se invece sei tu a dover dire da dove vieni, dell'Italia avranno da dire solo cose belle.
Io passo sempre per straniera all'estero, ma succede anche a Firenze, Bologna, Verona e Venezia.
Una volta, pure all'Esselunga di Castellanza.
Se vuoi, posso raccontarti come si fa.

PARLARE IN ITALIANO NON È IL MIGLIOR MODO PER FARSI CAPIRE

Se sei ad Amsterdam e vuoi lo stesso cappuccino natalizio della tua amica, scandire lentamente "Quello - che - ha - preso - lei!" rivolta al commesso di Starbucks potrebbe non funzionare. E a proposito, non gridare. Non ti capiscono, ma ci sentono benissimo.
Parlare altre lingue invece non ha molto senso. Per esempio, chiedere ai portoghesi se capiscono lo spagnolo (perché dovrebbero?) o dire a una commessa "Allora, provamose una L". E in spagna non vale parlare in italiano aggiungendo le esse alla fine delle parole.
In generale, non bisogna fare come i francesi, che all'estero esordiscono con "bonjour" e poi vanno avanti decisi, con la convinzione che tutti dovrebbero parlare la loro lingua.
Il cameriere di un ristorante di Evora, quando ha saputo che eravamo italiani, ci ha detto raggiante che stava imparando la nostra lingua da autodidatta. Era bravissimo e alla fine gli abbiamo fatto i complimenti. È stato carino.
Ma quando sento: «Figata Mykonos, parlano tutti italiano!», penso che non ci sia molto da vantarsi a non potercela fare altrimenti.


SE PROPRIO, VAI UN PO' A GESTI

Gesticolare sì, secondo me un po' lo puoi fare. Si dice che noi italiani abbiamo un gesto per spiegare qualsiasi cosa. Tutto sommato è una cosa simpatica e di solito fa molto ridere. Sempre che un gesto divertente e garbato nella nostra cultura non venga interpretato come tipo un dito medio nel paese ospite.

SE VUOI LA CUCINA ITALIANA, VAI IN ITALIA

Una volta, quando ero in vacanza a Cuba con i miei, un bergamasco che sembrava Mastro Lindo ha tirato un piatto addosso alla cameriera perché il tiramisù era fatto con una cosa diversa dal mascarpone. Nemmeno Naomi Campbell è mai arrivata a tanto in un paese in cui c'è l'embargo.
Io, che avevo 17 anni, e ne rimasi segnata metaforicamente. La cameriera, invece, ne rimase segnata letteralmente.
Se sei a San Francisco e gli spaghetti non sono come te li prepara la mamma, se sei a Londra e la pizza non è come quella del tuo pizzaiolo di fiducia (che poi magari è egiziano, albanese o senegalese), se sei a Lisbona e vai solo da Mc Donald's, o se sei a Berlino e ti lamenti perché secondo te non c'è niente di buono da mangiare, io mi incazzo. Molto.
Prova ad andare a mangiare dove va la gente vera, e non nei posti per turisti con le foto delle pietanze sul menù.

RICORDATI CHE NEMMENO A CASA NOSTRA È TUTTO PERFETTO

Uscirsene con: «Eh, in Italia non succederebbe!» ogni volta che qualcosa non va secondo i piani non è accettabile per nessuno che sia sotto i 75 anni e non soffra di Alzheimer.
E poi, in Italia succedono tante cose. Succedono tante cose belle, ma succede anche che si facciano i funerali ai boss con la carrozza e le musiche de Il Padrino.
Ma capisco che quando il bidet non c'è, sia una bella rottura.


Vorrei dedicare questo post a tutte le persone che ho trollato lasciando che credessero che non capivo l'italiano, e a tutte quelle che mi sono venute incontro nonostante le barriere linguistiche.
Meritano una menzione speciale gli slovacchi e gli ungheresi (totalmente negati con l'inglese, ma molto accoglienti), i croati e i greci (una faccia una razza), e i portoghesi che mi hanno sempre parlato portoghese in quest'estate 2015, anche se io non capivo.
Che erano gentilissimi, almeno, l'ho capito.
E verso la fine della vacanza avevo anche imparato qualcosa.

Spero di non essere stata troppo saputella.



 



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