Le nove del mattino


Mi sono alzata senza capire, dopo quattro ore di sonno, con le serrande e le palpebre mezze abbassate.
Mi sono legata bene le scarpe e i capelli. Adesso sono lunghi abbastanza e ogni volta mi sembra strano e bello avere dei capelli lunghi abbastanza per essere legati.
Alle nove di mattina fanno già trenta gradi.
Le gambe, mi sembra di averle lasciate a letto.
Sono passata davanti al mio vecchio liceo, in fondo a quel lunghissimo viale alberato, e nello spazio tra i miei due tigli preferiti dove ho parcheggiato per un anno e mezzo la mia Panda grigia e scassata c'era un Husqvarna.
Sono salita su per la collina da cui quella volta che ha nevicato e ha chiuso la scuola ci lanciavamo come fanno in House of Gag. La scritta sul muro che forse era per me e forse no, ma credo di no, è stata coperta da altre scritte (sì, ma corri).
Le suole delle scarpe sembrano appiccicarsi all'asfalto (una volta qui c'era una fottuta fontanella, perché non c'è più?). Prima di tornare verso casa, taglio un po' per la campagna. Non è una campagna instagrammabile, ma una campagna così e così. O forse sono io in debito di ossigeno.
Non è vero che allenarsi al mattino dà la carica per tutta la giornata, a mezzogiorno ho la sensazione illusoria che siano le nove di sera.

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