Il cibo


«A Natale in certi paesi c'è la tradizione di preparare una torta con dentro una minuscola statuetta di Gesù Bambino. Si dice che chi lo trova l'anno dopo avrà fortuna. Un pupazzetto di plastica. Solo che Irene Casey nell'impasto ci sbatteva dentro tante manciate di Gesù Bambini quante quelle di farina o di zucchero. Un Cristo in ogni boccone. Forse voleva solo che a sentirsi fortunati fossero in tanti, però non era un bello spettacolo vedere la gente sputare confezioni intere, nidiate di Redentori nudi in plastica rosa.»

Poi ci sono stati il traffico, i parcheggi pieni dei supermercati e i carrelli che cozzano, mentre le coppie sposate litigano per lo zampone.
Poi c'è stato un cappone semi congelato a cui mettere il ripieno, il prosecco nei bicchieri sbagliati, le selfie di gruppo e i regali scambiati alle due di notte in mezzo alla strada.
Alla fine un mal di testa persistente, cani, parenti seduti da tutte le parti, maglioni con i pelucchi e Macarena natalizia.
Proprio alla fine di tutto, tè caldo e i pantaloni scozzesi del pigiama.

«Appoggiato sui gomiti, Rant guarda la cosa che tiene in mano. Come se quel cosino rosa rosa l'avesse appena succhiato fuori da me. Io, ovviamente, mi tiro su per guardare. Ma quello che vedo è assurdo. Una specie di bambolotto. Un bambino di di plastica. E Rant dice: "Come c'è finito, lì dentro?". Il mantra di sua madre. Mi guarda sorridendo e dice: "Evidentemente stavolta il fortunato sono io...". E pazienza se la sua saliva mi ha passato la rabbia.» 

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