Sequoia National Park, day 5


Mi ha svegliato una scossa di terremoto verso le quattro e mezza - cinque, e non sono più riuscita a dormire. Ho acceso l'iPod al buio e ho aspettato che si svegliassero anche gli altri.
Alle sei abbiamo aperto le porte e le finestre del residence. Entrava una luce fredda e grigia e un forte odore di noce moscata.
Poi abbiamo caricato la macchina e siamo ripartiti. 
È sconvolgente quanto cambiano il paesaggio e la vegetazione. Uscendo dallo Yosemite l'aria si scalda e la California diventa quella specie di frutteto pianeggiante che si vede nella pubblicità delle prugne secche. Poi diventa brulla, con i cespugli bassi da macchia mediterranea, finché a un certo punto partono gli alberi.
Siamo arrivati al Sequoia verso le sei di sera, c'era una luce bellissima.
Le sequoie erano dei bestioni ancora più grandi di quanto immaginassi, con un'aria preistorica e molto zen e onnicomprensiva.
Abbiamo cenato sul terrazzo del ristorante messicano del paese appena fuori dal parco. Vista highway, con i fili di lucine. Mi piacciono le lucine.
Mi sono bevuta una Budweiser fresca in una bottiglia a stelle e strisce, andava giù benissimo.
Una volta, quando dicevo che gli Stati Uniti non mi convincevano fino in fondo, non avevo capito niente. 

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