San Francisco, day 3


Sono stata svegliata da urla e sirene della polizia, di nuovo alle sei del mattino.
Non è che a Frisco sia piena di degrado, anzi. È che il degrado è tutto localizzato sulla nona strada.
Dopo esserci sfondati di frutta e pancake, siamo andati alla Hertz a ritirare la macchina a noleggio. Ci hanno dato un macchinone pazzesco: Suburban bianco con i vetri oscurati e gli interni in pelle nera. Il ritratto della zarroganza.
In motel avranno pensato che sono arrivati i nuovi pusher.
Da lì non ci ha fermati più nessuno: siamo stati nella zona dei grattacieli e poi a Chinatown, dove davvero sembrava di essere a Pechino.
Davanti alla porta, ho incrociato lo sguardo di un senza tetto giovanissimo. Era così bello e così triste che, se fossi rimasta lì ancora cinque minuti, me lo sarei portato a casa.
Subito dopo i mercati cinesi di Stockton, c'è la Colombus, tutta italiana.
A
Il Caffè Trieste sembra fermo al 1956, e il fondatore, senza dentiera, pure. 
Dopo che a Castro ci ha attraversato sulle strisce pedonali una drag queen vestita da regina Elisabetta, di Frisco avevamo visto proprio tutto.

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