GRANADA











Non è stata una città facile, Granada.
Ci siamo arrivati dopo una serata alla stazione di Valencia, deserta, chiedendoci se fosse il caso di svegliare il coreano che si era addormentato sul suo trolley, e dopo una nottata su un notturno con l'aria condizionata a -20°. C'era moquette grigia dappertutto, e avevamo un lavabo minuscolo. Mentre ce ne stavamo rannicchiati nelle nostre brandine, il treno ci cullava. Non era male.
Ma al mattino Granada era tutta in salita, e lo zaino mi pesava da non riuscire quasi a sopportarlo.
Pensavo che l'avrei odiata, ma poi ho scoperto la kasbah dopo il tramonto, e che dalla finestra della camera, in ostello, si vedeva l'Alhambra.
Di notte, lasciavo la finestra aperta. Entrava un chiarore aranciato.




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