Cantilena


È l'una e trentanove. Sono in piedi dalle sette meno venti. Domani mi devo alzare alle sette meno venti. Domani devo prendere un treno per Venezia. È l'una e quarantadue e io non sono a letto.
Ho appena finito di preparare le quattro cose che mi devo portare (anzi, no, mancano il pigiama e il libro di David Foster Wallace) e ho i capelli ancora umidi di doccia, perché stasera è stata la mia prima volta con Hannibal non sono riuscita a staccarmi finché non è finito.
La settimana scorsa ci avevo provato, ho resistito circa dieci minuti e poi mi è sembrato di sentirmi nelle narici l'odore di quando mi è marcito il freezer e mi è venuta la nausea. Forse adesso sto elaborando il lutto.
Oggi al corso mi hanno detto che ho il tono di voce di una che riesce a dire sempre quello che vuole. Mi hanno detto che ho una cadenza strana, che fa un po' cantilena, e io ho pensato ecco cosa succede a imitare continuamente Bianconi. Però mi hanno anche detto che questa cadenza mi rende indimenticabile.
Ragazzi, sono indimenticabile.
E sono anche stanca morta.
Ma non vedo l'ora di consumarmi le piante dei piedi, di andare a sbattere contro le persone quando giro l'angolo nei vicoli perché non guardo davanti, e di andare a fare le foto al mercato.

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