InterRail: VALENCIA, day 6

Siamo andati al mare e ho esposto al sole i miei piedi Ringo. Adesso sono tutti di un colore. Rosso.
Domani abbiamo il treno notturno per Granada e sto ritardando a più non posso il momento di salire in camera a ripreparare lo zainone verticalone; dentro ho tutti i vestiti arruffati (oltretutto, la tastiera spagnola da cui scrivo non ha le lettere accentate, e devo convivere con il disagio di non poter coniugare i verbi ai tempi che vorrei).
Comunque, il verticalone è una figata. Il trolley è mainstream, il verticalone è hipsterissimo.
E poi, il verticalone crea calore umano. Non so nemmeno da dove cominciare a descrivere il senso di fratellanza che accomuna degli sconosciuti che camminano sotto il sole dell'una di pomeriggio nei pressi della stazione, con il verticalone in spalla. Ci si scambia uno sguardo d'intesa che dice tutto: amico, so cosa provi e ti sono vicino.
Il treno di domani è alle due meno venti e dovremo inventarci qualcosa per sopravvivere tredici ore senza disporre di una doccia o di un giaciglio su cui giacere.
Il verticalone mi chiama.

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