Coyote


Lì nel deserto, a tre orizzonti di distanza dal resto del mondo, Rant continua a fissarmi negli occhi, e dice: «Senti un cuore che batte?». Io sento del pelo. Lo accarezzo. Sottoterra. Sepolto. Con quella mia mano pallida come un osso. Unta e puzzolente di polpettone. Sotto il sole, scottato, io faccio sì con la testa.
È uno di quei momenti in cui mi atteggio a Bianconi della situazione. Certi giorni non ho voglia nemmeno di vestirmi, altri mi trucco gli occhi e mi metto il rossetto solo per portare fuori il cane o andare dal calzolaio. Esco con i capelli arruffati. Ascolto i Led Zeppelin mentre corro e quasi canto.
Sto rileggendo Rabbia, perché Rant Casey, con i suoi denti e i suoi occhi verde antigelo chi se lo scorda più.
Mentre ascoltavo i Baustelle in macchina mi è venuto in mente che una volta conoscevo una persona che mi ha detto che gli venivo in mente io, quando ascoltava i Baustelle. E ci sono troppe poche virgole, in quest'ultima frase, però io l'ho pensata esattamente così. Magari glielo racconto, a quella persona là, o magari no. O magari devo aspettare che sia abbastanza tardi di notte.
Mancano pochi giorni e poi parto per la Spagna, e non riesco a leggere più di due righe di fila di tutte le guide che ho. Però cerco foto e me ne riempio gli occhi.

Rimaniamo lì, perdendo tutti e due sangue dai buchi nelle mani e nei piedi, guardando il nostro sangue che si infiltra nella sabbia sotto il sole rovente, e Rant dice: «Secondo me... è così che ci si dovrebbe sentire in chiesa».



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