Giugno


Giugno era il mio mese preferito.
La scuola che finiva, tutti quei festival di band alternative di dubbio gusto organizzati nei campetti sportivi spelacchiati della Provincia, le aspettative.
Le aspettative di giugno mi rendevano sopportabile la sessione estiva e mi ispiravano cazzate tipo: «Dài, proviamo ad andare a studiare in piscina», oppure: «Beviamoci una cassetta intera di Red Bull, così riesco a finirlo oggi, il programma di Filologia Romanza».
Poi ci si trovava una sera in un locale con il wi-fi e si decideva dove prenotare le vacanze.
(Non sono ancora riuscita a elaborare il lutto per il mio InterRail mai nato, essenzialmente)
La metafora del mio giugno 2013 sono io che decido di scoprire due gambe pallidissime e mezz'ora dopo mi ritrovo con diciannove punture di zanzara.
Forse continuo a sbagliare il modo di pormi di fronte al problema, ma tutto questo continua a non sembrarmi giugno.

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