L'unica cosa che ho, è la bellezza del mondo


Qualche volta, il torpore di aver dormito troppo poco sembra latte caldo.
Come venerdì mattina alla Feltrinelli in Stazione Centrale, con il borsone marocchino che mi segava un po' la spalla; cercavo una guida per l'InterRail, non l'ho trovata, sono uscita con Il Trono di Spade.
Il latte caldo scioglie come un biscotto la gente che non sa sedersi al posto giusto sul Freccia Rossa e il wi-fi che non funziona (no, forse quello si è sciolto ne Il Trono di Spade), la massa di turisti che mi urtano davanti al Duomo, l'ostello che ha perso la mia prenotazione e mi dirotta in un B&B.
Firenze è bellissima, e non mi importa se mi fanno male i piedi.
Mi piacciono i vicoli e il profilo dei tetti, i portoni che si aprono sugli androni bui e le scale ripide, i travoni a vista del B&B e il pavimento che scricchiola.
I gradini di quella chiesa dove facevano i concerti d'organo 24/7 e i buchini sui palmi delle mani a Palazzo Pitti.
Il pub di quei ragazzi spagnoli non c'è più, al suo posto hanno aperto un lounge bar.
Però c'è quel posto con gli sgabelli di legno tosto e quella birra rossa notevole.

«Piuttosto che rimettermi le scarpe, mi taglierei via i piedi»

Alla fine, però, non l'ho fatto.

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