AFTER DARK


È una metropoli quella che abbiamo sotto gli occhi. La vediamo attraverso lo sguardo di un uccello notturno che vola alto nel cielo. Nel nostro sconfinato campo visivo, appare come un gigantesco animale. O un confuso agglomerato, composto da tanti organi avvinghiati l'uno all'altro. Un' infinità di arterie si protendono fino alle estremità di un corpo inafferrabile, vi fanno circolare il sangue e ne rigenerano di continuo le cellule.Trasmettono nuove informazioni, e raccolgono quelle vecchie. Comunicano nuovi bisogni, e raccolgono quelli vecchi. Portano nuove contraddizioni, e raccolgono quelle vecchie. Al ritmo di queste pulsazioni, il corpo si accende in più punti, si infiamma, si contorce. La mezzanotte è vicina, il metabolismo di base per sostenere la vita dell'organismo, che ha appena superato la fase culminante della sua attività, continua con vigore inalterato.
È stato un venerdì pomeriggio piovoso, con un Caramel Macchiato in mano, davanti alla vetrina di Arnold.
Con le All Star rosse un po' umide e un po' slacciate, mentre il cielo fuori scolora.
Un venerdì sera umido con l'asfalto viscido, a chiedersi come faccia la gente a frequentare i karaoke.
Io, questo l'avrei chiamato Marzembre.

Sono a casa, con gli occhiali perché mi sento gli occhi sempre affaticati, i pantaloni grigi della tuta con il culo un po' cadente e il mio primo libo di Murakami.
Non so ancora se mi piace o no.
Domani finisco American Horror Story Asylum.
Magari inizio Game of Thrones.

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