La lunga notte nera elettorale


Un'ora di spoglio, il primo seggio di tutti.

Undici ore di conti che non tornano, di caffè chimico, di mani verdi di schede elettorali, di verbali.
Ho una gonna troppo corta e i tacchi alti, per una festa a cui non riuscirò ad andare.
Nessuno ha fame. Non come domenica sera.
«Sì, pronto, vorrei cinque pizze margherite. Ai seggi di via Somalia, grazie»

Undici ore di conteggio, l'ultimo seggio di tutti.
Tutta quella roba sulla mia macchina non ci stava.

«Sono arrivate!»
Un poliziotto ci aspettava di vedetta nel cortile del comune.
Io e mia cugina di corsa con i faldoni e le buste, dietro di noi uno degli scrutatori e l'omino dei fonogrammi.
A ripensarci, fa quasi ridere.

Quando sono arrivata a casa, ho pianto per un'ora. Di stanchezza.
O di non lo so.


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