Picchi incanalati


Quando un'auto colpisce un'altra auto da dietro, le spose vengono spinte contro le cinture di sicurezza, e i veli le sferzano con tanta forza che sul viso si produce un'irritazione nota tra i giocatori come "bruciatura da pizzo". In quell'istante il tempo rallenta. Ogni momento lungo un secolo di tutte le giornate noiose esplode in quella frazione di secondo. Nell'impulso. Il tempo si comprime fino a esplodere al rallentatore in un istante destinato a durare anni. La macchina che hai comprato con i tuoi risparmi si è accartocciata, è un po' più piccola, ma la tua vita si è ingigantita di colpo. È più grande. È tornata alle sue dimensioni naturali, o anche oltre. Le spose sul ciglio della strada che si lanciano addosso il riso per farsi male non fanno altro che tentare di prolungare quel momento. Spremere l'impulso.
Non riesco più a sopportare di incanalare picchi.
Le sale d'attesa con le solite brutte riproduzioni di Van Gogh, le mezz'ore interminabili a girare lo stesso isolato per trovare un parcheggio, il freddo viscido sulla banchina mentre aspetti i mezzi pubblici che non arrivano, le code in segreteria quando hai ottanta persone davanti e puoi quasi vedere la tua giovinezza che fugge via.
Ultimamente mi ci incazzo come una iena.
Forse sto diventando un po' più borderline del previsto.
Forse sono solo stanca.

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