MONSTERLAND


Porta Genova, piove a dirotto e abbiamo parcheggiato lontanissimo.
Siamo due scheletri e una bambola assassina, il disagio di guidare vestiti così non c'è bisogno di raccontarlo.

«Grazie per essere andata tu a prendere le prevendite»
«Ma va, figurati. Il ragazzino era piacevole»
«Ce li aveva almeno diciotto anni?»
«Poteva averne anche sedici... però era simpatico»

Arriviamo al deposito della stazione che ho mezzo Naviglio nei bikers.
La strada ci vibra sotto i piedi.
Si salgono delle scalette di alluminio pericolanti e si entra nei capannoni con la luce rossa.
Ordino un gin tonic a uno con delle lenti a contatto che non riesco a guardare. In un angolo ci sono due ragazzi che si baciano, lei ha una maschera da maiale, lui da cane.
Vibra tutto di una base electro trance, la stessa per cinque, sei, sette ore, su cui mettono Otherside, Sweet Dreams, Satisfaction, Smells like Teen Spirit e una canzone dei Justice.

«Ma la base è sempre la stessa?»
«Eh?»
«La base, è sempre la stessa?»
«Eh?»
«La base, la base!»
«È sempre la stessa»
«Eh!»

La gente si accalca e balla alzando mani, asce, forconi, falci, ombrelli.
C'è un gruppo di ragazzi truccati da zombie, uno si tiene la guancia perché gli sta cadendo mezza faccia.


Uno ha cercato di rimorchiarmi, truccata da scheletro. Non so ancora come interpretare la cosa.
Quando si è accorto che il mio ragazzo lo guardava male, mi ha chiesto una sigaretta.
E ancora non ci sento benissimo, mi rimbomba ancora quella base electro trance.
Magari me la scarico.

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