Tre


Credo di avere un problema con le tre.

Tre del pomeriggio.
Sono scesa con il cane senza truccarmi. La cameriera del bar, il parrucchiere cinese e il ragazzo degli acquari qua sotto mi hanno chiesto se era tutto ok. Quando non mi trucco sembro la matta del villaggio, evidentemente.
Le tre del pomeriggio sono un buco nero emo-depresso.
La Red Bull è cancerogena. Piango.
True Blood 5x10. Valle di lacrime.
Hanno potato il tiglio nel giardino della banca. Come sono infelice.
Da venerdì una nuova perturbazione abbasserà le temperature di dieci gradi. Non ha più senso vivere.
Lo so che vi aspettate la citazione di Sartre, ma io voglio bene a Sartre e continuo a non farla.


Tre di notte.
Che poi, chiamarle tre di notte o tre del mattino, comunque, cambia.
Ho voglia di parlare con qualcuno, che orari fanno i call center?
Chiamo il 404 e mi faccio mandare il credito.
Ho visto un vampiro impalettato esplodere come un gavettone di sangue e non riesco più a star seria.
Ho sette tazze usate in giro per la casa e nessuna tazza pulita.
Cerco di ricostruire che cosa ho bevuto e dove, per decidere quale può farsi un altro giro.
Che schifo, vero? Mi metto a lavarle.
Preparo il tè. Dopo cinque minuti, mi accorgo che posso così aspettare che l'acqua diventi tè, se non metto la bustina. Sto bene, sto benissimo.
Va tutto bene, finché si ha la lucidità di coniugare i congiuntivi.
Le tre di notte sono il regno dell'assurdo. Non c'era bisogno che Alice attraversasse lo specchio, le sarebbe bastato restare sveglia fino alle tre di notte.


Ho capito come funziona: l'euforia alle tre di notte e la depressione alle tre del pomeriggio.
Va tutto benissimo.



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