Il canal... chi gà sciugà 'l canal! #1


Espresso e cornetto, in Centrale alle sei di mattina. In quel bar pieno di frutta, alla radio passano Suavemente e il barista brizzolato shakera le spalle a tempo. Ho dormito pochissimo, ma gli sorrido come un angioletto.
In treno l'Ingegnere mi parla, io ho l'iPod e non capisco niente e gli dico di sì.
Poi si arriva a Santa Lucia. E subito fuori di lì c'è Venezia.


A Venezia c'è una luce che non c'è in nessun altro posto al mondo. Quasi liquida.
Sul vaporetto numero uno, fotograferei tutto quello che vedo. I murales. Le case con l'intonaco scrostato e le inferriate arrugginite. Le bancarelle del mercato del Rialto. I tamarri veneziani in motoscafo che prendono le onde di taglio.
Dormiamo in un piccolo B&B al Lido, ha solo dieci camere.


Venezia è bella da star male. Mangiamo una pizza in un ristorante gestito da napoletani, in cui non c'era neanche un veneziano. Poi passiamo il pomeriggio a perderci per le calli.

«Oddio, mi ha cagato sulla spalla, vero?»
«No»
«IO LI ODIO I PICCIONI!»


Fotografo sconosciuti. Compriamo quattro bottiglie d'acqua. Ci perdiamo davvero.
Solo dopo ci accorgiamo che siamo senza il dentifricio.



I supermercati sono già chiusi, le farmacie anche. Ma una ha un distributore automatico.
I passanti ridono.

«Cosa devi comprare?»
«Un dentifricio!»
«Sì, certo. Un dentifricio»

Compro davvero un dentifricio.


Per cena, tagliatelle al nero di seppia. Poi scoviamo una vineria in una calle nascosta. Beviamo Pinot Nero e Refosco appoggiati al muro.

«Quella è una coda di ratto?»
«Uhm... no...»


Il viola del Refosco sulle labbra, credetemi, mi dona.
Torniamo al B&B ridendo.
Il cancello è chiuso, ma non a chiave.

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