Cenerentola


Esterno, giorno.

Io e Eleo camminiamo per stada, cercando disperatamente di farci i fatti nostri, quando da un negozio di scarpe di quelli minuscoli e costosi esce un tipo che mi punta il dito contro.

«Che numero?»
«Di cosa?»
«Eh, di scarpe!»
«Oh. Trentotto»
«Trentotto! TRENTOTTO! Vieni, devi ASSOLUTAMENTE provare una cosa. Perché sai, sono arrivati i nuovi per la Primavera/Estate e hanno fatto casino con i numeri e cercavamo proprio una col trentotto!»

Mi trascina verso la porta da cui è uscito, continuando a felicitarsi con me per il mio numero di scarpe.
Io e Eleo ci guardiamo dubbiose.

Interno, giorno.

Il negozio minuscolo e costosissimo è ingombro di scatole di scarpe aperte e chiuse. Altri due commessi ci accerchiano come fanno gli squali.

«HO TROVATO UNA COL TRENTOTTO! NON POTETE CAPIRE, LEI HA IL TRENTOTTO!»

Seguono alcuni urletti accompagnati da saltelli da parte di tutti e tre.
Io e Eleo ci guardiamo dubbiose.

«Dove l'hai presa?»
«In strada!»

Seguono altri urletti e altri saltelli.
Io e Eleo ci guardiamo dubbiose.

Uno dei Tre Moschettieri Fighetti tira fuori una cosa orrenda, che potrebbe essere figlia di questa e di questa, ma blu elettrico e giallo fosfo.

«Secondo te, ti va bene?»

Io e Eleo ci guardiamo dubbiose.
Prendo la cosa orrenda e mi metto la suola della zeppa sull'avambraccio.

«No. È un trentasette, almeno»

I Tre Moschettieri Fighetti iniziano a discutere concitatamente. Poi si voltano tutti e tre verso di me, vestita di nero dalla testa ai piedi, calzati in un paio di stivali da motociclista.

«Proprio non vorresti fare qualche prova? Dai, ti do il trentanove e quasi quasi il quarantuno Anzi, prima il quarantuno»

Mi sembra di essere stata rapita dagli gnomi.
Eleo ride e si gratta il naso per dissimulare.

«Come ti va?»
«Mi balla un po'»
«Sì, ok, ma lo metteresti?»

Non rispondo.

«Cioè, forse non è il tuo genere, ma riusciresti a camminarci?»
«Sì, non è un quarantuno»
«Ah, che bello! Sennò, un quarantuno a chi lo vendevo?»

Forse a Priscilla la Regina del Deserto?
Perché se è trentanove, allora va via come il pane.

Li lasciamo ai loro urletti e saltelli di giubilo.

Esterno, giorno.

Io e Eleo ci guardiamo perplesse, e scoppiamo a ridere a dirotto.

«Se non l'avessi visto con i miei occhi, non l'avrei mai creduto possibile»

Nel lontano 2006 avevamo avvistato, sempre insieme, un altro paio di orribili scarpe, che conferivano alla proprietaria un inedito look palmato.
C'erano dei precedenti.




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