Barcelona, dìa 4: Sacro & Profano


Per una volta, ci svegliamo e il tempo non è così orribile. Non fa così freddo.
Barcellona, la Stronza, vuole farci affezionare a lei.


Parc Güell è su una collina nella parte nord, in una periferia un po' brutta.
Solo che poi ci entri e trovi un altro mondo.




Tutti quelli che usano a sproposito il termine visionario, dovrebbero fare un giro a Parc Güell.
Tutto quello che Gaudì ci ha messo sembra essere sempre stato lì, fiorito dal pavimento chissà quando.




Facciamo appena in tempo a fotografare la salamandra e inizia a piovere, a dirotto.
Quando arriviamo alla metropolitana, dove sembra essersi riparato tutto il quartiere, siamo già fradici.




Quattro fermate dopo c'è il sole. Così andiamo al porto a prendere un po' di vento sulla faccia.




Quando finalmente troviamo una panchina libera, io ho le mani gelate.
E poi, stiamo già pensando ai tapas.




Ci riempiamo i piatti senza pietà, e io mi dimentico che una delle mie paure segrete è far cadere tutto mentre mi servo al buffet.
Mi sono dimenticata anche l'antibiotico e dobbiamo tornare in ostello a prenderlo.



E quando usciamo ci troviamo davanti la processione del Venerdì Santo, con gli incappucciati della confraternita, le vedove con i veli neri e un catafalco enorme ricoperto di garofani rossi, portato a spalla dai bastaixos, gli scaricatori del porto di Barcellona, di cui si vedono solo i piedi, calzati in espadrillas nere. Gridano. Si abbassano in ginocchio e poi si alzano di scatto e gridano per caricarsi. Fanno ballare il catafalco. I candelabri sopra ondeggiano pericolosamente. La gente in strada e sui balconi applaude.
In larghezza, il catafalco è largo appena due dita in meno del portone della chiesa, da una parte e dall'altra.
È troppo alto, e per farlo entrare i bastaixos devono camminare sulle ginocchia. Tutti trattengono il respiro.
bastaixos sono le rock star del venerdì Santo.
A mezzanotte e mezza, riescono ad entrare in chiesa e la confraternita chiude le porte. Da fuori si sentono altre grida e altri applausi.

Che roba, penso, mentre entriamo in un bar per bere un Mojito.

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