Barcelona, dìa 3: Spine


All'ostello è un continuo lasciare le chiavi quando si esce, chiedere le chiavi quando si rientra e citofonare a notte fonda per farsi aprire. I portieri come la mamma, il papà, lo zio e il nonno.
Il nonno è il mio preferito perché mi parla in spagnolo e non in català.

All'ostello non ci sono prese della corrente che vadano bene per le mie spine. Perché in Spagna le spine sono leggermente diverse dalle nostre, lo sapevate?
Io avrei proprio dovuto saperlo, siccome appena un anno fa sono stata a Madrid. Diciamo che mi sono posta il problema se portare o no l'adattatore universale. Ovviamente, poi ho deciso di non portarlo.
Nei due giorni precedenti ho setacciato i pidocchiosi Supermercat della zona per trovare una spina, ma invano. Così, chiedo in ostello e la mamma tira fuori da un cassetto  sette o otto spine, dice di sceglierne una che vada bene, che me la presta. Non ne va bene neanche una. Ma è così gentile che dissimulo.
Dopo una coda quasi interminabile fuori dalla Sagrada Famìlia, scovo una presa in un Supermercat pidocchiosissimo, costa tre euro. Torno in ostello tutta felice e collego il portatile alla presa. Non funziona.
Segue psicodramma.
Più tardi, sulle Ramblas compro un'altra spina in una specie di centro di telefonia gestito da indiani.
Guarda, mi dice la signora indiana, la spina che hai comprato tu è cinese: senti com'è leggera? Per questo non funziona. Questa, invece, è di qualità spagnola. Senti che è più pesante? Funzionerà di sicuro.
Infatti, costa sette euro. Abbocco fiduciosa.
Torno in ostello carica di aspettative. Ancora prima di togliere il trench, collego tutto. Non funziona.
Ho speso dieci euro in spine e neanche una funziona.
Segue un altro psicodramma.
Decido di farmi ricaricare il portatile dai portieri. Trovo il nonno.
Dopo un racconto dell'accaduto carico di pathos e scandito da diversi porque del nonno, mi dice che ci pensa lui. Gli passo il portatile, il cavo e la spina.
La spina ha sei buchetti che formano una T, tre orizzontali e quadrati e tre verticali e tondi, in cui la mia spina italiana entra un po' a fatica.
Il nonno inserisce la mia spina italiana nei buchetti quadrati, come se fossero fatti apposta. E io capisco che sono una sfigata.
Per fortuna, nel mio racconto di prima, non ho parlato della SECONDA spina.
Mi dice che il portatile me lo carica lui lo stesso, perché sennò magari in camera mi salta la corrente. Credo lo dica per farmi sentire meno sfigata.
Ovviamente, più tardi provo tutte e due le spine, ma con i buchetti giusti. Ovviamente funzionano. Tutte e due.


Andiamo a bere in un pub nel Barri Gòtico per dimenticare.
Al bancone, tre maschioni canadesi dai vestiti improbabili ci provano duro con l'Ingegnere.
Bevo una cosa che si accompagna benissimo con il mio sciroppo per la tosse.

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