Storie di ordinaria follia


La cosa più stressante che possa capitare il martedì mattina è dover fare colazione da Boe al bar della palestra mentre i personal trainer sono in pausa dalle loro fantomatiche riunioni.

«Silvia, il caffè»
«Boe, lasciala stare. Non ho capito perché il caffè dobbiamo berlo quando dici tu»
«L'ho chiamata perché altrimenti si fredda»
«E perché a me, invece, non mi chiami mai?»
«Perché tu non sei carino come la Silvia. Tu sei brutto»

Seguono grasse risate. Io saluto tutti e mi defilo.

Sto scendendo negli spogliatoi quando inciampo in Prunalbo.
Ieri l'ho trovato sui mezzi pubblici e ho cercato di mimetizzarmi con il desolante ambiente circostante.
Questa volta, invece, lo saluto.
Prunalbo è scaltro, perché riesce sempre a cogliere l'attimo in cui tolgo momentaneamente le cuffie, per parlarmi.

«Ogni tanto ti vedo sui mezzi, vai all'università?»

Vuole sapere cosa studio e non gli importa che sto sollevando dei pesi e ho il respiro mozzato.
Ancora non mi è chiaro cosa possa trovarci un lungo porro biondo come lui in me, che ho il fisico di uno sfasciacarrozze diciannovenne. 
Ne viene fuori che Prunalbo è del '90 e sta finendo la triennale.
E io inizio a sospettare che lavori veramente da Arnold.

Alcune ore dopo, su questi schermi

Una Snob: «Dillo che ti DIVERTE»


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