Uncarnival 2012 - I Guerrieri della Notte


I Milanesi ammazzano il sabato, e il sabato festeggiano il Carnevale.
Così, ci ritroviamo alle dieci di sera, nelle lande desolate e male illuminate intorno al Palasharp, a trottare verso l'Ippodromo. A piedi, naturalmente.
Erika è vestita da ballerina di charleston, con la piuma e il bocchino (le battute si sprecano), Sara da Cleopatra (il cobra della coroncina guarda in giù invece che in su, però è comunque adorabile), il suo ragazzo da Jocker (decisamente inquietante, sotto i lampioni), l'Ingegnere da 176-761 (senza matricola, da Che Guevara), Giulia da taglialegna: «sono un taglialegna e son così, taglio la legna la notte e il dì!» (cit.) e io da Lisbeth Salander (beh, ho dovuto improvvisare!).
Arrivati sotto lo stadio, con il tifo in sottofondo (stavano sostituendo Borriello, credo), seminiamo allarme e perplessità tra i venditori di sciarpe e salamelle, che ci vedono spuntare dal buio.
Poi, ci mettiamo a contare le multe sui parabrezza delle macchine parcheggiate, ghignando di malvagità pura.
Arriviamo al Gate A, mi guardano nella borsa (sarà stato merito dei bracciali o del collare con le borchie?) ed entriamo.
L'Ippodromo è tutto nostro: tantissime sale, tantissimi punti bar, tantissimi dj-set, tantissime scale, tantissima gente in maschera seduta sui gradoni. Io, che calzo un paio di Ray-Ban Wayfarer neri, da perfetta regina della notte, rischio continuamente di cadere e spezzami il collo, ma cerco di non darlo a vedere, tirandomela tantissimo.
Ci guardiamo intorno. Il Paese delle Meraviglie me lo immagino così.
I travestimenti di certe persone sono puro genio: c'è il Diavolo vestito da Avvocato, che va a braccetto con Gesù, il Quarterback con la Cheer Leader, Sandy con Danny Zucco, un Gorilla, un Coniglio Bianco, un Arbre Magique, un Cowboy con il cavallo incorporato, una Fender, un Pene Gigante, due Barbie nelle loro scatole rosa, una squadra di Giocatori di Basket Capelloni, l'Uomo Duff, l'Uomo Lego.
Ci prendiamo da bere e scegliamo gli anni '80, da cui notoriamente non si esce vivi.
Per farla breve, passo la nottata a strillare Because the night, Losing my religion e Eye of the tiger.
Pregevolissima la mia  esibizione di You shook me all night long, da sempre un mio cavallo di battaglia.
Che poi, diciamocelo: gli anni '80 sono per definizione musica fighissima e balletti improbabili.
Quando ci ritrasciniamo a casa siamo distrutti ma con dei piccoli arcobaleni che ci abitano gli occhi. Mentre mi chiedo già chi dovrò stalkerare per avere le foto, ridacchiamo e parliamo a voce certamente troppo alta.
Because the night belongs to us.

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