Ventiquattro (24)


Prima ho fatto finta, adesso tecnicamente è già il 25, ma facciamo che finché non vado a letto è ancora il mio compleanno.
Dunque, ho ventiquattro anni e oggi sono stata a un workshop sul giornalismo di moda.

Stamattina, mentre ci andavo, mi preoccupavo solo di essere troppo in ritardo per fermarmi a fare colazione al Bar Magenta, però poi mi sono fermata lo stesso.
Quando sono arrivata, erano già quasi tutte seduti.
Tutte. Perché eravamo tutte femmine, tranne la solita checca isterica, che in queste occasioni non può mai mancare.
Ci credevano tutte tantissimo, soprattutto quella che somigliava a Nonna Rospa con gli scarponcini scamosciati marroni col plateau e il tacco quindici arancione, facevano tutte a gara per far vedere che loro erano le più brave, come quella che sembrava la Signorina Rottermeier, o quell'altra che ha fatto notare ai relatori tutti gli errori di stampa dei comunicati perché «Dove lavoro io sarebbe inammissibile».
E dove lavori, tesoro? Su Twitter?
Insomma, mi stavano tutte sul culo decisamente antipatiche, tranne la rossa naturale che sembrava Florence e quella bellissima e vestita bene veramente, che si è seduta defilata e non sembrava interessata a farsi notare per forza.

Sapevo già quasi tutto quello che mi hanno detto, perché qualcun altro mi aveva già preparata benissimo, e il comunicato stampa che dovevamo scrivere per l'esercitazione lo avevo già scritto pari pari quando ero stagista qui, quindi sapevo di averlo scritto giusto.
Però è stato carino.
La Cancellieri era più simpatica di quello che credevo, ci ha racconto una barzalletta e la storia del Re Nudo.
E adesso ho un attestato su cui hanno cercato di far stare il mio nome e i miei due cognomi.

Mia sorella mi ha regalato un cactus di alluminio fuso: «Perché sei bella, sei brillante e sei spinosa».
Ho un biglietto aereo da parte dei miei, quello che mi ha scritto la Snob e una scatola di latta con cinque volumi in edizione limitata dei Peanuts da parte dell'Ingegnere.

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