I love shopping

O forse no?


La prima settimana di saldi, la fase acuta della psicosi, è passata senza che io comprassi niente o che solo mettessi piede in un qualsiasi esercizio commerciale che commerciasse indumenti, scarpe o borse.
Se state pensando che non ho nominato le gioiellerie, non siete simpatici.
C'è crisi, è un momento di discreta tirchieria.
Qualche giorno fa, sono quasi impazzita per aver perso un orecchino.

«Mi spiace... era di valore?»
«No... Ma a me piaceva!»

E poi, io odio i saldi.
Non che mi faccia schifo spendere meno, ma non ho l'età per fare interminabili code al freddo e al gelo per entrare da Abercrombie & Fitch a farmi stordire di profumi, non sono abbastanza stoica per affrontare quelle alle casse di H&M (se ho davanti più di cinque persone, tendo a mollare tutto quello che ho in mano) e non mi attirano match alternativi di tiro alla fune con un abitino di Zara.
Sorvolando sul fatto che, in periodo di saldi, a H&M tirano fuori di tutto, sulle commesse particolarmente importune di Tezenis, sui mucchi di vestiti tutti arruffati da Zara (quando compro una cosa, mi piace metterla subito, senza doverla prima stirare), sui gomitoli di polvere che scorrazzano allo stato brado, sulle code davanti ai camerini e sulle loro crudeli luci al neon.
I camerini, in effetti, sono stati la causa di numerosi fail, che prima o poi vi racconterò.

Dunque, se siete in cerca di quelle foto in cui una blogger sfoggia tutti i suoi nuovi acquisti, quelle in cui, ammucchiate su un letto, borse di Marc Jacobs sono impegnate in un'orgia con un paio di Louboutin e una sciarpa con i teschi di Alexander McQueen, non le troverete qui.

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