La Vigilia e la sindrome da shock post traumatico


L'Esselunga ieri l'ho aperta io.
Alle otto, il mio numero per il pesce era il B05. Stavano servendo l'A54 ed erano aperti da un quarto d'ora.
Nel frattempo, ho fatto colazione con Madre. Avevo dormito due ore e un quarto e mi sentivo la lingua felpata. Nonostante tutto, ho affrontato la cosa con un certo stoicismo.
Avanzavo usando il carrello come un ariete.
Non lo perdevo mai di vista perché gli altri lo guardavano torvi, come se volessero rubarmelo per farmi rifare tutto da capo, come nelle migliori puntate di Shopping Night.
Ne sono uscita traumatizzata. Stonata dal sonno e da certi formaggi francesi puzzosissimi.
Verso le due ho iniziato a credere che non avrei tirato sera.
Madre ha detto: «Ma guarda quel troione!» a una che le aveva rubato il parcheggio. Lei che mi rimprovera sempre di dire troppe parolacce. Tanto per farvi capire la giornata.
Verso le cinque, finalmente sono tornata a casa. Per rilassarmi preparando il fagiano intero che un cliente aveva regalato a Padre e tiramisù per diciotto persone.
Mentre mi versavo cicchetti di rum. La mia crema al mascarpone ha un tasso alcolico notevole, infatti.
La sera siamo andati a mangiare la pizza in una trattoria toscana di amici. In teoria, avevano i cenoni prenotati e non avremmo dovuto essere lì. In teoria, non avrebbero neanche dovuto fare le pizze. Ma le hanno fatte solo per noi.
Quelli del cenone non arrivavano più e anche i giovini cuochi («Ah, ma siete due! Credevo uno solo, siete uguali!»), alla fine, sono usciti dalla cucina e si sono messi a chiacchierare con noi.

«Vabbè ragazzi, mettetevi l'animo in pace, arrivano dopo la messa di Mezzanotte»
«Ah, ma noi non ci siamo più, a mezzanotte!»
«Dai, Cip e Ciop, andate in cucina»

La serata è finita in camicia a scacchi di flanella, sul divano, guardando Priscilla la regina del deserto con l'Ingegnere.


Dei regali e tutto il resto, vi racconterò un'altra volta.
Buon Natale, ragazzi ♥

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