Mercatopoli



Una cosa che ho certamente ereditato da Madre è l'attitudine a rovistare nei Mercatopoli, a differenza della Squinzia che preferirebbe non metterci piede. Più sono polverosi, disordinati e pieni di paccottiglia e meglio è.
Infatti, il mio preferito si trova lungo una statale piemontese, sul retro di un capannone che ospita un outlet di infimo livello.
Sì, pure sul retro, dove ci sono solo i campi.
Lì fuori, vicino alla porta sempre spalancata in qualsiasi stagione (venerdì scorso faceva più freddo dentro che fuori), c'è una folla di bidet, pezzi di ricambio di macchine agricole e gabbie per uccelli.
Dentro, al banco, c'è la versione ingrassata di Sheldon Cooper.

Una volta, sono arrivati due tizi con la tuta blu da lavoro e il codino spelacchiato che stavano cercando accessori e giochi per una Play Station Uno. Credo di non aver mai visto il vecchio Sheldon così eccitato.
Un'altra volta c'era una ragazza con i capelli bianchi e blu che si è comprata un paio di scarpe rosa shocking (mai visto niente di più orribile).
Un'altra volta ancora, invece, ho dovuto fingermi sorda o particolarmente stupida mentre un tipo alto e secco, di quelli che fanno i sicari nei film di gangster, continuava a salutarmi con «Ma ciao...» ogni volta che lo incrociavo in qualche corridoio creato da un'inimmaginabile quantità di cose ammassate una sopra l'altra.
Ma la prima volta che sono capitata lì è stata memorabile.

Interno, giorno.
Ci sono il vecchio Sheldon e un senegalese altissimo, che sta comprando una sega circolare.
«Io posso provare prima di comprare?»
Sheldon fa un fischio e collega la corrente.
Wrr... wrrr... WRRRRRRRR
«TU HAI PAURA DI UOMO NERO?»
«Ma cosa dici, ma quale uomo nero che hai i capelli bianchi!»
«Allora uomo bianco e nero!»
«Ah no! Bianconero NO!»

È stato subito amore.

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