Have a nice day


Vabbè, no. È stata una giornata di merda.
Tanto per cominciare, stamattina ho dimenticato il portafoglio.
Fatemi un applauso.

«Pronto?»
«Ciao Ingegnere... ehm... dove sei?»
«Al Poli. Perché?»
«A che ora finisci?»
«All'una. Ma perché?»
«Eh, perché... ho dimenticato il portafoglio!»

E inizio a sghignazzare.

«Dove sei? Stai lì, che arrivo»
«No, vabbè, non ti preoccupare. Sono in metro e sto andando a lezione»
«Senza biglietto?»
«No, avevo giusto due euro. Il problema sarà il ritorno!»

E rido. Anche se non c'è niente da ridere.

«E allora come fai?»
«Ma non lo so, non lo so. Mi inventerò qualcosa, andrò a piedi, non lo so. Dai, ci sentiamo dopo, perché ti immagini che ridere se adesso mi finisce anche il credito?»

Rido io.
Ride tutta la gente in metropolitana con me.
Ridono anche al Poli.
Ridono tutti tranne l'Ingegnere, che è allibito.

In un modo o nell'altro, arrivo in università.

«Ciao Silvia, come stai?»
«È una giornata di merda, non trovi?»
«Sì, in effetti. Come mai?»
«Perché ho dimenticato il portafoglio e sono in giro con cinquanta centesimi»
«Oh... e adesso come fai? Vuoi che ti presto qualcosa io?»
«Ma no, non lo so, vado a piedi, metto il cappello per terra e inizio a cantare. O non lo so»

Tutto questo, continuando a sghignazzare.

«Ma dai, sta diluviando! Dai, ti presto cinque euro. Ti bastano?»

Santa. Santa, santa, santa. Io ti farò un monumento.
Con gli occhi di perla. Anzi, di Rubini.

«Dai, su, andiamo a berci un caffè. Nel senso, te lo offriamo»

Avrai la mia eterna gratitudine. Ti ricorderò per sempre come la benefattrice che mi ha avvisato del fatto che non mi ero iscritta a due laboratori come avrei dovuto e che mi ha prestato cinque euro il giorno che ero condannata all'indigenza.

Ora scusate, ma perché mai dovrei parlarvi di politica quando la mia vita è così infinitamente più interessante?

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