Pivo, birra. Kava, caffè. Voda, acqua.


Hvar è un grosso scoglio, con le case arroccate sopra. È un'isola di scale. Non ho mai avuto il coraggio di contarne tutti i gradini.
Casa nostra era la parte bassa di una specie di quadrifamigliare in verticale e un po' obliqua, appoggiata alla montagna.
Teoricamente a cinque minuti dal porto, ma non siamo mai riusciti nell'impresa, nemmeno quando ormai eravamo allenati. Arrivavamo al massimo al supermercatino con la cassiera scorbutica.
Ai piani alti, a presidiare il barbecue che non siamo mai riusciti ad assaltare, c'erano i padroni di casa. Più giù, un gruppo di napoletani dediti allo schiamazzo mattutino e una presenza che non sono mai riuscita a individuare, che si palesava unicamente con disgustose scatarrate nel salire le scale.
Un "patio" fatto di rettangoli di vetro scompagnati, su cui dava la stanza mia e dell'Ingegnere, ci impediva di aprire la finestra e garantiva penombra e zanzare.
Le altre stanze erano quella in cui dormivano Erika e Giulia, rispettivamente mezza disordinata e mezza no, la cuccia di Alan, uno stanzino claustrofobico con una finestrella che, si scoprì, dava sul bagno dei vicini, una cucina di formica marrone, e tre bagni, di cui in uno soltanto funzionava tutto ciò che dovrebbe funzionare.
Ripensando a quando abbiamo prenotato on-line, abbiamo convenuto che i croati debbano essere ottimi fotografi.
Comunque, c'era un terrazzo enorme e, quando eravamo in casa, stavamo sempre lì.
Da sopra poteva pioverci in testa qualsiasi cosa, dalle banane ai gatti, ma di questo parlerò un'altra volta.
La mattina c'era tanta luce che facevo colazione con gli occhiali da sole e le cicale erano quasi assordanti.
Verso l'ora di cena si vedeva gente mezza nuda dopo la doccia, sugli altri balconi, e poi qualcuno iniziava a cantare in stile Little Italy.
C'era un aspirante cantante lirico che invitava al brindisi. Secondo me era piuttosto dotato. E poi c'erano quelli del balcone più giù, che ci hanno sfidato con i canti napoletani, ma noi li abbiamo zittiti con un coro polifonico di O mia bella Madunina.
Insomma, la cena era un po' San Remo.
Tutto sommato, non era male, come posto dove stare.
Poi, con tutti quei gradini, mi son venuti due polpacci così.


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