Tamarindus Indica


Domenica al lago.

Facciamo colazione al bar con la Gazzetta e partiamo, con la borsa di paglia nel baule della smart. Non ci metto molto a trovarmi in disaccordo con il navigatore.
In località Travedona di Monate ci fa prendere una stradicciola sterrata in mezzo al bosco, tutta cunette e pozzanghere.
Ecco, avevo lavato la macchina venerdì pomeriggio.
E comunque, se avessi voluto fare il Marlboro Country lo avrei fatto con il cavallo.
Ma soprattutto, come faceva il navigatore a conoscere una stradicciola? Inspiegabilmente, sbuchiamo a Laveno.

Dopo lunghe disquisizioni su dove andare, prendiamo il traghetto e sbarchiamo a Verbania, dove la Billa appare come un miraggio. Ne usciamo carichi di viveri e di birre che immergeremo nel lago dopo aver costuito una diga improvvisata.
Passiamo il pomeriggio ad arrostirci sul molo, con un piede nell'acqua.
Forse è il sole che batte sulla testa a suggerire la (pessima) idea di una granita al tamarindo.
Forse solo il gelataio ne è stato contento. Forse non gliela ordinava nessuno dagli anni '50. Secondo me sta ancora ridendo.
Sta di fatto che un tiro di tamarindo ce lo siamo fatto tutti e a nessuno è piaciuto.
Solo dopo ci siamo chiesti cosa sia davvero un tamarindo.
Una pianta? Da qualche parte in Brasile ci sono sterminate pantagioni di tamarindo?
Un animale? E per fare la granita lo si munge?
La mia unica certezza è che il tamarindo non piace nemmeno a Pinketts.
Cercherò su Wikipedia.

Comunque, il mio navigatore si è offeso e si è rifiutato di dirmi la strada del ritorno.

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