Come ai Mondiali



Anche questa volta vi ho fatti votare.
Le vostre schede elettorali me le sento tutte nelle braccia, nelle spalle, nella schiena. Ma siete stati bellissimi.

Dopo la notte atomica in Colonne, alle otto di domenica mattina ero attiva e operativa alla sez. 33, con la mente che vagava disperata alla ricerca di un bar decoroso dove andare a fare colazione.
Alla fine mi sono arresa e sono andata al circolo.
Io e mia cugina siamo una coppia perfetta: la segretaria guerriera e la presidentessa generalessa.
Le mie cronache dal seggio a twitter erano degne di Civoli e Caressa.
Lo scrutatore della sez. 34 passava continuamente in corridoio, pavoneggiandosi.
Alla fine, il mio rappresentante di partito preferito, Quello che non ride mai, é venuto a trovarmi anche lì.
Mi ha spiegato di aver accompagnato un amico a votare (probabilmente con la forza) e mi ha chiesto come andavano le cose, come mai ero finita lì.
Da quando lo conosco, credo di non averlo mai sentito parlare così tanto.
Tutti mi prendevano per il culo perché facevo le percentuali ogni cinque minuti.
Un ragazzino, dopo aver votato, mi ha detto che ho delle mani bellissime.
La gente che vota è più bella.
Ho passato la notte sveglia, a scrivere elucubrazioni sulla cucina azteca e il cannibalismo per l'elaborato di sociologia. Avrei voluto chiamare numeri a caso, svegliare la gente e dirle di andare a votare il giorno dopo.

Ieri mattina ero vestita da quindicenne in vacanza ed ero assonnatissima.
I poliziotti ridevano perché facevo la spola tra la sez. 33 e la macchina: dimenticavo le cose nell'una o sull'altra, mi lasciavo indietro i pezzi.
Quando ha saputo che ero segretaria di seggio, la cameriera del Circolo non mi lasciava andare più.
Ho passato un brutto quarto d'ora quando sono arrivate contemporaneamente 15 persone, sono rimasta da sola con due scrutatori da sorvegliare a vista, ci hanno notificato degli errori di stampa nei verbali, non tornavano i conti del registro degli uomini ed è sparita una matita.
L'avevo capito la prima volta che li ho visti che non ce la potevano, quelli là.

Le vostre schede sull'acqua pubblica le ho spogliate io, e anche quelle sul legittimo impedimento.
La cosa più appagante che si può fare senza togliere i pantaloni.

Quando sono tornata a casa ero come una lampadina dopo essere rimasta accesa tutta la notte: spenta, ma ancora calda.

Ho ripreso l'elaborato di sociologia e dodici ore dopo l'ho finito.

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